All’attuale assetto di gestione territoriale se ne sostituisce uno novo che ha nella Regione e nei Comuni, riorganizzati in Unioni, i due cardini del suo funzionamento. E’ evidente l’obiettivo del  superamento delle Province che restano come enti di secondo livello, in attesa di una riforma costituzionale senza la quale non è possibile sopprimerle, nel DdL sono soppresse definitivamente comunità montane, collinari e ogni altra forma di collaborazione tra comuni.  Il DdL 68 indica  nell’ Unione dei comuni, enti di secondo livello con potere regolamentare e statutario (artt. 8 e 9), la forma adeguata per  l’esercizio di funzioni comunali in forma associata e di funzioni di area vasta, provinciali e regionali, nonché per lo sviluppo territoriale, economico e sociale. Questo è il primo cardine della riforma. Gli artt.10/14 indicano gli organi di funzionamento delle Unioni. Le Unioni svolgono tutte le funzioni gestionali, oggi in capo ai comuni, e alcune funzioni decisionali (artt. 20 e 21). Solo i Comuni montani al di sotto dei 3.000 abitanti e i comuni al di sotto dei 5.000 abitanti sono costretti ad entrare nelle Unioni, i maggiori possono non aderire. L’altro passaggio fondamentale del DdL riguarda il trasferimento delle competenze delle Province a Regione e Comuni che provvederanno ad esercitarle anche attraverso le Unioni, (Allegati A,B,C). I piani di dismissione di competenze provinciali ma anche regionali (artt. 24 e 25) prevedono indicazioni finanziarie e risorse umane che dovranno essere collegate alle competenze trasferite.

 La finalità ultima del DdL consiste nel risparmio di risorse, sia dovuta alla soppressione delle Province comunità montane e collinari, sia attraverso l’Unione dei Comuni alla gestione associata per rendere i servizi comunali più efficienti ed efficaci. La riorganizzazione di uffici e servizi che interessa i cittadini deve servire inoltre a ridurre i costi e di conseguenza la tassazione locale. (E’ difficile realizzare questo obiettivo  in un anno, se non si riduce il numero dei Comuni coinvolti. La Legge 56/2014 DEL RIO fissa, non a caso, il limite minimo 10.000 abitanti e per la montagna 3.000 abitanti con 3 Comuni).

Il quadro generale della legge è condivisibile, come lo sono finalità e obiettivi. Il trasferimento delle competenze provinciali a Regione e Comuni, svuotando l’ente di area vasta, è sensato in una regione di 1.227.000 abitanti. Così come sono sensate le Unione dei comuni, numerosissimi sul nostro territorio ampio 7.863 kmq, ben 218, di cui 92 al di sotto dei 2.000 abitanti e  47 con meno di 1000 abitanti. E’ assolutamente necessario superare l’inadeguatezza dimensionale e strutturale degli enti locali. Questi piccoli comuni sono evidentemente inadeguati e impossibilitati a disporre delle risorse umane e finanziarie necessarie a garantire la qualità e il numero dei servizi per i loro cittadini, a creare sviluppo, benessere, equità, ad elaborare progettualità di successo, basti pensare ai danni paesaggistici e agli sprechi di denaro,  di suolo, di risorse causati dalle aree artigianali e industriali sparse ovunque, dove oggi campeggiano capannoni vuoti, o le eco piazzole sorte in ogni  comune con costi di realizzazione e di gestione altissimi,  e per questi servizi le Unioni dovrebbero sommare almeno 40.000 abitanti.

I risparmi ottenuti dalle gestioni sovracomunali dovrebbero essere però quantificati nel PdL, altrimenti rischia di essere un salto nel vuoto. Le Province oltre ai costi della politica, consiglio, gruppi, giunta e presidenza, si portano dietro un numero altissimo di società partecipate, alcune delle quali, come la EXE e il distretto industriale Aussa-Corno in Provincia di Udine, accumulano debiti milionari ogni anno, va fatta una puntuale ricognizione sulle società partecipate, la loro natura, lo stato patrimoniale,  i dipendenti, i bilanci, i CdA, la loro utilità, se si tratta di doppioni rispetto a società con la medesima funzione già operanti a livello regionale o sovra comunale. Una grande fetta degli sprechi degli enti locali si nasconde nei bilanci delle società partecipate, è bene quindi scavare bene fino in fondo in questo settore, nel PdL 68 non se ne parla.

Altra verifica che deve essere effettuata riguarda i costi dei servizi offerti oggi dalla Province trasferiti alla Regione. Mi riferisco ad esempio alla gestione delle strade, è corretto che la manutenzione, la realizzazione della rete stradale siano di competenza regionale e comunale, va però sottolineato che oggi gli interventi sulle strade provinciali costano quasi la metà dello stesso tipo di intervento realizzato dalla regione tramite Strade FVG.  Questo non vuol dire che le strade provinciali debbano restare competenza della Provincia, ma che Strade FVG deve adeguare i suoi costi a quelli molto minori delle Province.  Anche la riforma dell’intero apparato burocratico regionale, così come il “comparto unico”, devono essere discussi, evitando la moltiplicazione e la sovrapposizione delle competenze. La Regione deve dismettere le leggi di settore che assegnano le risorse ai comuni e costringono i sindaci a presentarsi “con il cappello in mano” a Trieste e rivedere il calcolo dei trasferimenti fortemente sperequato da comune a comune. E’ necessario quindi intervenire su tutti gli apparati pubblici del Friuli Venezia Giulia: dall’ Amministrazione regionale, spesso definita un moloch, a tutte le partecipate, aziende, agenzie,  intervenendo per semplificare gli apparati, renderli meno costosi e più efficienti in sostanza con costi standard e distribuzione equilibrata delle risorse. Sarà importante anche che Unioni dei comuni non siano un doppione dei comuni stessi.

Alla Commissione PPOO regionale e a tutte le donne della regione interessa molto questa riforma degli enti locali, finalizzata a realizzare risparmi di spesa, a ridurre la tassazione locale e a rendere i servizi più efficienti, meno costosi, rispondenti ai crescenti bisogni delle famiglie in un momento di crisi economica e sociale molto grave. La stessa riforma sanitaria, approvata dalla Regione, richiederà maggiori investimenti sul territorio per assistenza e cura a tantissime persone, a cui soprattutto le donne si dedicano. Sarà pertanto importante che i risparmi ottenuti dalla riforma del sistema Regione-Enti locali vada a ridurre la tassazione locale e finanziare i servizi, diffusi oggi in maniera disomogenea sul territorio, per evitare sperequazioni e diverso trattamento tra cittadini e cittadine della regione. Credo che per ottenere i migliori risultati da una riforma come questa vadano coinvolti molti soggetti: politici e funzionari regionali, amministratori provinciali, sindaci, organi di garanzia e le associazioni: l’Osservatorio per la riforma (art.37) non può essere formato solo dai rappresentanti degli enti (sindaci? funzionari?) ma deve aprirsi alle associazioni che rappresentano gli interessi dei cittadini a controlli effettivi, utili e tempestivi e a quelle associazioni che tutelano la presenza femminile nella società. In questo osservatorio chiediamo pertanto una rappresentanza femminile pari a quella maschile.  Come cittadini e cittadine dobbiamo cominciare a chiedere inoltre che chi si candida ad amministrare una comunità debba obbligatoriamente seguire corsi sulla normativa e logica comunitaria, che, come la nostra Costituzione, fissa l’obiettivo dell’interesse generale all’azione amministrativa.

 In un futuro immediato sarà importante espungere le Province dalla Costituzione per eliminarle completamente, inoltre le unioni di comuni dovrebbero assorbire tutte le funzioni dei comuni, diventando enti di primo livello. I comuni possono restare per diventare un front office  sui territori al servizio della cittadinanza.

 

Paola Schiratti

Vice presidente Commissione regionale Pari Opportunità.