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Gli interventi delle donne a livello legislativo in Italia sono stati fondamentali per modificare la vita dell’intera nazione, a partire dalla Carta Costituzionale, che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini senza distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, la pari retribuzione tra uomini e donne,  l’uguaglianza morale e giuridica dei coniugi nel matrimonio, la parità di accesso a cariche e uffici pubblici, i diritto anche per le donne di elettorato attivo e passivo, il ripudio della guerra come mezzo per risolvere le controversie internazionali. Furono 21 su 573 deputati, il 3,7% le donne elette all’assemblea costituente, appartenenti a quattro partiti diversi,  esse riuscirono a inserire questi principi nella Costituzione. Fu un baluardo a cui si appellarono le parlamentari elette nei decenni successivi che riuscirono tra ritardi e contraddizioni a strappare leggi come il divorzio, l’istituzione dei consultori e l’informazione sulla contraccezione, l’aborto, il nuovo diritto di famiglia, le leggi per la tutela della maternità e per il congedo di paternità,  per l’obbligo scolastico fino a 14 e poi 16 anni, per la parità salariale, per l’accesso delle donne a tutte le professioni, per le Pari Opportunità. Furono riforme che modificarono la mentalità e i comportamenti nel nostro paese, donne e uomini non furono più quelli del passato, nelle famiglie, diventate mononucleari, stabilirono nuove dinamiche.  La conquista della scolarità femminile fu un passaggio fondamentale che favorì l’emancipazione delle donne e del paese intero, ma l’inserimento delle donne nel mondo del lavoro in tutte le professioni, la parità salariale sono state ottenute con gravi ritardi e in tempi molto lunghi. Il raggiungimento di posizioni apicali nelle carriere è da conquistare. Le donne hanno dovuto associare lavoro e famiglia. La carenza di servizi sociali le ha costrette al doppio o triplo ruolo come lavoratrici, madri e assistenti degli anziani, è ancora scarso l’intervento degli uomini in questi ambiti assistenziali e nei lavori domestici, ritenuti attività femminili. Il problema è stato risolto con l’aiuto delle nonne e con  le domestiche coabitanti, in genere immigrate. Oggi la vita di queste donne è altrettanto dura di quella delle contadine italiane che cento anni fa emigravano in città. L’assenza di servizi sociali di supporto alla famiglia è fonte di grandi diseguaglianze, anche la crisi sociale,  il precariato e la flessibilità nel lavoro, la crisi occupazionale sono assorbite dalle famiglie. Per quanto tempo il sistema potrà reggere? Quali ne saranno gli esiti economici e sociali? Un aspetto da valutare e su cui intervenire è la bassissima natalità, tra le più basse al mondo, il minimo si è toccato nel 1995 con l’ 1,18% di figli per coppia, ma il trend non è cambiato molto. Da sconfiggere è il fenomeno della violenza domestica, di cui l’Italia si appresta ora a varare i primi provvedimenti legislativi efficaci, mentre mancano strutture di sostegno alle vittime e interventi  di prevenzione, al cui finanziamento non si provvede. L’arretratezza in questo ambito è terribile, il delitto d’onore è stato abolito solo nel 1981.  Questo misto di novità e conservazione caratterizza la vita del nostro paese, i nodi irrisolti devono essere colmati con l’intervento delle donne e degli uomini capaci di guardare al futuro e allo sviluppo del nostro paese. Altro fronte su cui è necessario intervenire è la rappresentanza politica delle donne. La  scarsità delle donne elette fino alla soglia dello scorso anno evidenzia  il loro perdurante quasi inesistente peso nel quadro del potere politico (Dobbiamo aspettare la X legislatura(1987)per avere un 10,5% di donne elette. Mentre nella XV(2008) si arriva al 18% , nell’ultima , la XVII(2013), le donne elette saranno il 29,8% . La prima ministra è del 1968  Gatti Caporaso Elena,Pubblica istruzione, la prima ministra del lavoro è nel 1976 Tina Anselmi, la prima ministra degli interni Rosa Russo Jervolino nel 1976, la prima alla sanità nel 1992 Maria Pia Garavaglia, nel 2011 avremo per la prima volta Anna Maria Cancellieri e Paola Severino ministre di Interno e Giustizia. Questi dati spiegano la scarsa attenzione dei legislatori verso norme che attengono la vita delle donne  ,il ritardo nel riequilibrare i rapporti di genere e il permanere del tetto di cristallo che le relega in basso, fattori che interessano la vita dell’intero paese. Anche nelle amministrazioni locali le donne elette continuano ad essere scarsissime. Nelle  ultime elezioni nei comuni con meno di 15.000 abitanti le sindache sono 830 su 6.230, le assessore  4.077 su 14.769, nei comuni con più di 15.000 ab le sindache 45 su 539 e le assessore 766 su 2.445. Sul totale dei comuni i sindaci i maschi sono 87% . Nella stessa regione FVG che si vanta di essere tra le prime ad aver inserito le quote rosa per le candidate le elette al consiglio regionale 1998 sono state 5 su 60, nel 2003 9 su 60 e nel 2003 3 su 60, sono solo 10 su 49 il 20,3% dal 2013. La Presidente è donna e la Giunta regionale è formata da 4 uomini e 4 donne.    Nel parlamento europeo apparteniamo a quella fascia di paesi che si colloca nella fascia intermedia, intorno al 20% di donne elette, come GB, Lituania,  mentre ci sono paesi come Svezia (47%), Olanda(39%), Germania(32%), Francia  che hanno percentuali di donne elette molto superiori al 20%. Peggio dell’Italia sono  Malta, Polonia e Repubblica Ceca.

 Paola Schiratti

presidente associazione ‘Le Donne Resistenti’