Non condivido l’accordo bipartisan PDL PD raggiunto dal tavolo tecnico convocato dal Presidente Tondo per ridurre i costi della politica. Questo accordo, che fondamentalmente intende ridurre i consiglieri di 11 unità da 59 a 48, riduce la rappresentanza, e quindi renderà ancora più difficile  l’ingresso nel mondo della politica alle donne e ai giovani e favorirà il permanere dei soliti noti, coloro che gestiscono potentati. E’ dimostrato che l’ingresso delle donne in ruoli pubblici ha prodotto, dovunque è avvenuto, risultati molto positivi, perché esse vedono la realtà con occhi diversi, si impegnano con costanza e determinazione si affezionano al ruolo e all’istituzione in cui operano. Come nel privato, in famiglia, è fondamentale collaborare con l’altro sesso, così deve essere nel pubblico. Sono sicura che sarebbe un bene per il nostro paese se, sul modello delle società più avanzate venisse rispettata l’eguaglianza dei generi e in Parlamento, in Senato,  e nei consigli sedessero metà donne e metà ministri e assessori fossero donna. I partiti del centro sinistra devono iniziare a porre questo obiettivo. Nella nostra regione è necessario tagliare i costi della politica a livello di consiglio regionale cominciando dai benefit che i consiglieri prendono a fine mandato e  dalle somme che ogni anno, a loro discrezione,  distribuiscono  a enti e associazioni. Sono in un quinquennio centinaia di migliaia di euro a testa  con i quali si garantiscono di fatto la rielezione, impedendo a soggetti nuovi, come donne e giovani appunto, di accedere, ostacolando la competizione affinchè non avvenga con equità e non valorizzando il merito, la dedizione e la capacità.  L’altro grave affronto ai cittadini riguarda i vitalizi, oggi un laureato matura dopo quarant’anni di lavoro una pensione che i consiglieri regionali maturano in un solo mandato. E’ un affronto inaccettabile. E’ vero che una legge per eliminare questi benefit e privilegi deve essere approvata dai consiglieri stessi ed è sempre difficile togliersi vantaggi  che si sono trovati a propria disposizione. Dovrebbero perciò i cittadini e i partiti essere informati e vigilare su questi aspetti in modo da evitare eccessi. Voglio citare lo studio di Andrea Garnero, (www. la voce.info) da cui emerge che le indennità dei presidenti e dei consiglieri delle Regioni italiane non sembrano legate ai risultati economici del territorio, in termini di Pil pro capite, disoccupazione e occupazione. Al contrario, sembra emergere piuttosto una relazione negativa tra stipendi della politica locale, benessere sociale e andamento del mercato del lavoro.

Non è la rappresentanza che va ridotta in questo momento, è il costo della rappresentanza, soprattutto se non è legata a un risultato riconosciuto dai cittadini.

E’ necessario a questo punto che tutti i partiti comincino a proporre nuove prospettive per riacquistare quella fiducia e quel senso di rispetto di cui la classe politica locale ha goduto in passato, ad esempio negli anni della ricostruzione post terremoto e per farlo sarà necessario dare più risposte e rinunciare qualche privilegio