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	<title>Paola Schiratti &#187; Lavoro</title>
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	<description>I valori sono nella Costituzione</description>
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		<title>Le donne e il lavoro</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Mar 2015 16:18:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Pari Opportunità]]></category>
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		<category><![CDATA[mostra fotografica]]></category>
		<category><![CDATA[tarcento]]></category>

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		<description><![CDATA[Il <strong>7 marzo alle 11</strong> siete invitati all'inaugurazione della <strong>mostra fotografica</strong> <strong>"Le donne e il lavoro"</strong> che si terrà presso il <strong>Centro Ceschia</strong> a Tarcento, nella <strong>vecchia filanda</strong> in cui ha sede la Biblioteca Civica di Tarcento e in cui si tengono anche mostre temporanee.
La mostra è costituita da fotografie provenienti da archivi privati locali che documentano non solo le <strong>condizioni del lavoro femminile</strong> dall'inizio del Novecento ad oggi, ma costituiscono anche un interessante documento riguardante <strong>l'</strong> <strong>abbigliamento femminile </strong>e la <strong>cultura locale</strong>.
All'inaugurazione interverranno:
- Celio Cossa, Sindaco di Tarcento;
- Pio Costantini, Presidente Consorzio dolceNordest: presentazione del progetto <strong>Viaggio oltre il Torre dove il confronto è donna</strong>;
- Angela Zolli, Lab REA: il lavoro delle donne, tra <strong>invisibilità e doppia presenza</strong>;
- Linda Amatulli, Giulia Cussigh, Maria Treppo, under 25 progetto Oltre il Torre: <strong>presentazione della mostra "Le donne e il lavoro"</strong>;
- Paola Schiratti, Vice Presidente Commissione Pari Opportunità: <strong>il mercato del lavoro femminile, conciliazione lavoro-famiglia</strong>, <strong>proposte ed interventi.</strong>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>7 marzo alle 11</strong> siete invitati all&#8217;inaugurazione della <strong>mostra fotografica</strong> <strong>&#8220;Le donne e il lavoro&#8221;</strong> che si terrà presso il <strong>Centro Ceschia</strong> a Tarcento, nella <strong>vecchia filanda</strong> in cui ha sede la Biblioteca Civica di Tarcento e in cui si tengono anche mostre temporanee.<br />
La mostra è costituita da fotografie provenienti da archivi privati locali che documentano non solo le <strong>condizioni del lavoro femminile</strong> dall&#8217;inizio del Novecento ad oggi, ma costituiscono anche un interessante documento riguardante <strong>l&#8217;</strong> <strong>abbigliamento femminile </strong>e la <strong>cultura locale</strong>.<br />
All&#8217;inaugurazione interverranno:<br />
- Celio Cossa, Sindaco di Tarcento;<br />
- Pio Costantini, Presidente Consorzio dolceNordest: presentazione del progetto <strong>Viaggio oltre il Torre dove il confronto è donna</strong>;<br />
- Angela Zolli, Lab REA: il lavoro delle donne, tra <strong>invisibilità e doppia presenza</strong>;<br />
- Linda Amatulli, Giulia Cussigh, Maria Treppo, under 25 progetto Oltre il Torre: <strong>presentazione della mostra &#8220;Le donne e il lavoro&#8221;</strong>;<br />
- Paola Schiratti, Vice Presidente Commissione Pari Opportunità: <strong>il mercato del lavoro femminile, conciliazione lavoro-famiglia</strong>, <strong>proposte ed interventi.</strong><br />
<a target="_blank" href="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2015/03/tarcento.jpg"><img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2015/03/tarcento.jpg" width="400px" /></p>
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		<title>Intervento al seminario &#8216;Oggi Lavoro&#8217; &#8211; 22 ottobre 2014</title>
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		<pubDate>Sat, 01 Nov 2014 13:24:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro delle donne]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione femminile in FVG]]></category>
		<category><![CDATA[presenza di donne nella politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Parlare del lavoro oggi è fondamentale. Lavoro è tutto,è Costituzione (art1) sopravvivenza, dignità, sicurezza, democrazia, sviluppo, futuro. Ma il lavoro non viene da solo.  Per creare lavoro servono idee, intelligenze, cultura, innovazione, investimenti, volontà, forza, coraggio, coesione sociale, dedizione. Il nostro paese in questo momento di crisi economica soffre più degli altri in Europa perché [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Parlare del lavoro oggi è fondamentale. Lavoro è tutto,è Costituzione (art1) sopravvivenza, dignità, sicurezza, democrazia, sviluppo, futuro. Ma il lavoro non viene da solo.  Per creare lavoro servono idee, intelligenze, cultura, innovazione, investimenti, volontà, forza, coraggio, coesione sociale, dedizione. Il nostro paese in questo momento di crisi economica soffre più degli altri in Europa perché sono mancate in questi ultimi decenni molte doti e volontà per produrre lavoro. Scarsi investimenti industriali, disorganizzazione della rete logistica, lentezza e incertezza della giustizia,  incapacità della politica e dell’alta dirigenza di riformare il funzionamento delle macchine burocratiche e amministrative costose ed autoreferenziali, eccessiva tassazione su imprese e lavoro, incapacità di aprire nuovi fronti di intervento economico, incapacità di coinvolgere nei processi di sviluppo soggetti sociali fondamentali, tra l’altro quelli portatori di innovazione: donne e giovani, giovani donne.</p>
<p style="text-align: justify;">Molta volontà deve essere esercitata da tutti i soggetti che intervengono nell’economia e nella politica per uscire da questa enpasse. Uno dei fronti riguarda il lavoro delle donne e delle giovani donne. Dove le donne sono inserite nel mondo del lavoro la crisi è stata meno grave, ha  destato meno paure e quindi ha pesato di meno.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora le donne occupate in FVG e calano nel 2013 dello 0,8% rispetto al 2011 da 238. 011 a 237.840, 60,8% di donne occupate,  mentre i maschi occupati da 300.733 del 2011 passano a 303.765, 75,9% di maschi occupati . Nella nostra Provincia l’occupazione maschile aumenta e passa dal 74,8%  al 76,1% , non cala l’occupazione femminile, il gender gap passa da 16,1 del 2010 a 16,9 del 2013. Se confrontiamo i dati di occupazione tra il 2007 anno precrisi il 2010 in piena crisi e il 2013 abbiamo cali di occupazione del 15% tra i giovani maschi dal 44,6% al 29,7%(-5,4% tra 2010 e 2013) del 3% dei maschi tra 25 e 34 anni che passano dal 90,3% all’87,3%, mentre per le donne il calo è del 2,4% dal 26,7% al 24,3%  nella fascia di età tra i 15 e i 24 anni, del 5,1% dal 77,4% al 72% nella fasci 25- 34 anni, l’età feconda periodo durante il quale le donne sono viste dalle aziende come un pericolo.  Nel complesso il tasso di occupazione maschile nel 2013 in regione risulta essere al 70,7%, quello femminile al 55,2%. Itassi di occupazione sono più alti tra i laureati : l’84% contro il 76% dei diplomati, 60% dei licenziati alle medie, più bassi i tassi di occupazione femminile 74,2% tra le laureate, 62,8% tra le diplomate, il 40,2% tra le licenziate . Negli ultimi tra anni 1.600 (500 a UD) madri si sono dimesse dal lavoro entro il 3ì anno di vita del bambino. A causa della possibilità di conciliare tempo di cura del bambino e tempo di lavoro per mancanza di asili nido, troppo cari a fronte di stipendi molto bassi, assenza o impossibilità della famiglia di prendersi cura del bambino al posto dei genitori, scarso accesso da parte dei padri al congedo parentale.  E’ un dato negativo e molto preoccupante per gli effetti che ha sul medio e lungo periodo, il rischio è la povertà con tutti i costi umani economici e sociali che questa comporta.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi cali interessano tutti i settori economici esclusa l’agricoltura.</p>
<p style="text-align: justify;">I contratti di lavoro delle donne sono part time , a tempo determinato in percentuali maggiori rispetto ai maschi. Le donne hanno salari più bassi a parità di lavoro rispetto agli uomini, un settore lavorativo appena si femminilizza abbassa i salari, le imprese artigiane gestite da donne hanno la stessa capacità di resistere alla crisi delle imprese maschili, stessa è la mortalità di piccole imprese con titolare uomo o donna , ma i redditi delle artigiane donne sono molto più bassi rispetto a quelli maschili, metà le pensioni.</p>
<p style="text-align: justify;"> Dati gravi per entrambi i generi , soprattutto per i giovani, ma gravissimi per le donne. Eppure proprio dal loro inserimento e mantenimento nel mercato del lavoro può  essere il volano che ci permette di uscire dalla crisi e incrementare l’occupazione sia maschile che femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Le donne portano doti diverse rispetto a quelle maschili nel mondo del lavoro. Il prof. Veronesi ha indicato le 10 doti delle donne che le rendono preziose nel suo staff presso il centro tumori di Milano. Le donne sono precise, dedite, lavoratrici, serie,  affezionate al posto e al lavoro, multi tasking, organizzate, capaci di lavorare in gruppo, efficaci nella comunicazione, creative.  La legge 2010 ha previsto anche in Italia che il 30%  dei componenti dei Cda delle aziende sia formato da donne che possono dare un contributo originale agli sviluppi delle aziende, perché è dimostrato che le donne guardano più all’interesse complessivo dell’azienda che al loro tornaconto personale.  Forse sono meno corruttibili dagli interessi delle lobby. Donne ai vertici per gestire meglio le aziende, donne maggiormente occupate a tutti i livelli per far funzionare meglio i settori delle diverse attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Un approfondimento a sé merita il settore economico dei servizi, quello in cui sono occupate molto le donne. E’ un settore economico mai veramente partito in Italia. Nel nostro paese infatti anziché offrire servizi, che creano posti di lavoro,  per sostenere le famiglie si è preferito monetizzare i bisogni con piccoli assegni , pensioni, non c’è attenzione all’essere genitori e lavoratori e lavoratrici.Le famiglie di fatto sono lasciate  sola a risolvere i loro problemi, la soluzione è il doppio o triplo lavoro femminile e l’introduzione del badantato, la domestica coabitante una forma di servizio scomparsa anche in Italia dagli anni 50 e reintrodotta dal 2000.   Uno studio della Banca D’Italia del 2010 evidenzia come la mancanza di servizi nel nostro paese abbia acuito la crisi economica, difronte alla quale si è contato quasi esclusivamente sulla solidarietà familiare, rendendo molto esposte le famiglie più fragili, e lasciando abbandonati al loro destino coloro che non hanno famiglia che si rivolgono ai comuni che spesso non hanno fondi e comunque possono rifiutarsi di prestare assistenza che nel nostro paese non è un diritto. Ci si domanda in questo studio quanto a lungo le famiglie potranno attutire gli shock negativi,  e quanto questo modello sociale sia equo. Affidare alle famiglie un ruolo vicario rispetto alle politiche pubbliche  significa ammettere  che vi sia una rete di protezione differenziata a seconda della famiglia di origine.  Inoltre la maggiore dipendenza dalla famiglia di origine limita la capacità dei giovani di perseguire progetti di vita autonomi , la loro partecipazione economica e sociale, la loro propensione ad abbandonare  la condizione di figlio e assumere il ruolo di genitore.  Gli sviluppi della situazione e alcuni di questi motivi concorrono al drastico calo delle nascite, tra i più bassi del mondo, altro fattore di crisi economica.  Senza bambini il paese è senza futuro, senza spinta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco situazioni di difficoltà dovute a retaggi antichi oltre che alla crisi attuale da cui dobbiamo uscire. Coinvolgere le donne e i giovani nella vita economica è fattore di sviluppo, i giovani sono portatori delle tecnologie, delle innovazioni, delle visioni rivolte al futuro, le donne del loro specifico modo di essere, complementare rispetto al modo maschile. Le giovani donne possiedono l’uno e l’altro insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Per introdurre le donne nel mercato del lavoro e implementare il lavoro stesso occorre l’impegno di tutte le forze, economiche, politiche e sociali, occorre creare la rete di servizi, creare condizioni di lavoro family frendly, fare in modo che la maternità  non sia antagonista al lavoro delle donne, che non fanno figli perché con uno stipendio solo è difficile mantenerli.  Vanno attivate tutte le forme di conciliazione attraverso la creazione dei servizi necessari, teniamo conto che oggi tutte le leggi  sulla conciliazione sono senza finanziamenti, che dovrebbero essere previsti e introdotti nel jobs act. Accanto ai finanziamenti  per creare i servizi necessari  nel frattempo e intanto vanno attivate le forme di servizi a costo zero o bassissimi  come gli accordi territoriali di secondo welfare, che si richiamano al principio della responsabilità sociale d’impresa. Esistono buone prassi già avviate in regione, bisogna mappare il territorio, far emergere le buone prassi, comunicarle, condividerle, in particolare è stato sottoscritto proprio in questa ottica un protocollo, avviato dalla Consigliera di parità, tra associazioni di categoria, coperative, sindacati, provincia nella provincia di Pordenone che merita di essere esteso  a livello regionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Una serie di servizi, infrastrutture, la tutela e la diffusione della nostra cultura, dell’arte, delle tradizioni,  dell’enogastronomia, la salvaguardia dell’ambiente, lo sfruttamento di energie alternative . Università e una rete  scolastica e formativa all’altezza del compito e delle sfide da affrontare, l’avvio delle studentesse anche a studi tecnologici e scientifici quanto i ragazzi a studi umanistici e artistici, per avere la presenza di donne e uomini in ogni ambito lavorativo, sono strumenti da attivare anche in regione sono interventi che richiedono oltre che interventi finanziari la capacità da parte di chi ci governa e dirige  di comprenderne la fondamentale importanza come investimento per il futuro, anche prossimo. Una serie di riforme sono ineludibili per rendere il cambiamento possibile.  Una maggiore presenza di donne anche nella politica aiuterebbe ad affrontare queste sfide. Ogni soggetto si deve impegnare in questo precesso , anche La regione autonoma su molti settori deve intervenire con coraggio, nel sistema di istruzione e formazione, nella logistica e nei trasporti, nella sburocratizzazione e nella riorganizzazione degli enti locali, nei piani energetici, paesaggistici, dei trasporti, nella riforma della legge elettorale che favorisca l’ingresso delle donne nel mondo della politica, nell’avviare un processo di vicinanza e sussidio delle amministrazioni ai cittadini e ai loro bisogni, nel taglio delle sprechi, nell’eliminazione delle società partecipate, nella riduzione dei compensi al personale politico di regioni e dello stato tra cui anche le ricchissime pensioni..  Al fine di dare spazio, competenze e finanziamenti alle attività in ogni settore piccolo medio e grande per produrre lavoro, favorire la crescita, avviare lo sviluppo. Solo così in Italia e in FVG sarà possibile sboccare la situazione stantia in cui ci troviamo</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>Seminario sul lavoro &#8211; 22 ottobre 2014</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Oct 2014 10:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<a target="_blank" href="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/10/seminario.pdf"><img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/10/seminario1.jpg" width="500px">
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a target="_blank" href="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/10/seminario.pdf"><img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/10/seminario1.jpg" width="500px"><br />
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		<title>Senza nascite non si supera la crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Aug 2014 19:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il debito pubblico italiano non cala malgrado i tassi d&#8217;interesse siano ai minimi storici, malgrado il bilancio abbia un avanzo primario, il debito lasciato sulle spalle dell&#8217; Italia nel passato pesa come un macigno. Per alleggerire questo fardello servirebbe un avanzo primario del bilancio statale del 4% per alcuni anni o una crescita stabile del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="id_53ebbe12d44539788802556" style="text-align: justify;">Il debito pubblico italiano non cala malgrado i tassi d&#8217;interesse siano ai minimi storici, malgrado il bilancio abbia un avanzo primario, il debito lasciato sulle spalle dell&#8217; Italia nel passato pesa come un macigno. Per alleggerire questo fardello servirebbe un avanzo primario del bilancio statale del 4% per alcuni anni o una crescita stabile del 3%. Nel primo caso servirebbero nuove tasse, la cr&#8230;escita richiede oltre alle riforme strutturali della burocrazia, della giustizia ecc, anche una crescita demografica. Oggi in Italia la popolazione invecchia, le donne non lavorano e non fanno figli, la disoccupazione giovanile è alle stelle. Servono politiche a sostegno del lavoro delle donne e dei giovani e soprattutto servizi a sostegno delle famiglie, interventi mai fatti nel nostro paese dove si è preferito monetizzare i bisogni invece di offrire i servizi che avrebbero aiutato le famiglie a risolvere i loro problemi e allo stesso tempo avviato posti di lavoro soprattutto femminile. Se non si affrontano questi snodi non si risolveranno i problemi del nostro paese. Anche gli studi recenti di Morgan Stanley e Moody&#8217;s sottolineano questo problema: l&#8217;Italia è fra i paesi più vecchi al mondo. il 7% della popolazione è sopra i 65 anni. Ma i problemi derivati dalla mancanza di servizi alla famiglia e dal calo delle nascite sono evidenziati da anni dall&#8217;Ufficio studi della Banca d&#8217;Italia, da demografi, storici. Bisogna che la politica agisca in questo senso.</div>
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		<title>Il calo demografico certifica la crisi</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jun 2014 17:50:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dati ISTAT di questi giorni: nel 2013 aumenta l&#8217;emigrazione degli italiani, calano drasticamente le immigrazioni degli stranieri in Italia. Calano ancora le nascite sia degli italiani sia degli stranieri che vivono nel nostro paese. Il movimento naturale della popolazione dato dalla differenza tra nati e morti ha fatto registrare un saldo negativo di 86.000 unità, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dati ISTAT di questi giorni: nel 2013 aumenta l&#8217;emigrazione degli italiani, calano drasticamente le immigrazioni degli stranieri in Italia. Calano ancora le nascite sia degli italiani sia degli stranieri che vivono nel nostro paese. Il movimento naturale della popolazione dato dalla differenza tra nati e morti ha fatto registrare un saldo negativo di 86.000 unità, un picco negativo mai raggiunto prima. Angela Silvestrini dell&#8217;ISTAT spiega&#8221; la crisi ha colpito soprattutto i giovani, meno matrimoni, meno nascite, meno trasferimenti interni e meno stranieri si iscrivono all&#8217;anagrafe&#8221; Bisogna assolutamente invertire la tendenza con politiche di welfare senza nascite non ci sarà crescita.</p>
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		<title>Tante tasse e sprechi di danaro pubblico</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Apr 2014 19:15:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[aiuti alle famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro e tasse]]></category>
		<category><![CDATA[servizi sociali]]></category>

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		<description><![CDATA[La crisi e il lavoro di tutti sono strettamente legati.  Si supera la crisi con il lavoro, bisogna creare tutte le condizioni possibili che avviino lavoro.  Lo dico da anni, meno soldi alle pubbliche amministrazioni e più soldi a famiglie e imprese. Ho visto in Provincia di Udine correre dal 2008 al 2013 fiumi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La crisi e il lavoro di tutti sono strettamente legati.  Si supera la crisi con il lavoro, bisogna creare tutte le condizioni possibili che avviino lavoro.  Lo dico da anni, meno soldi alle pubbliche amministrazioni e più soldi a famiglie e imprese. Ho visto in Provincia di Udine correre dal 2008 al 2013 fiumi di denaro, il bilancio provinciale di circa 180 milioni di euro negli ultimi anni è investito malamente. Tanta burocrazia, lavori pubblici lenti e inconclusi, esternalizzazioni, finanziamenti dati a pioggia in mille rivoli, finanziamenti a progetti tanto faraonici quanto inutili come Terra dei patriarchi o sicurezza stradale, o anche videocamere che non servono a nulla. Per non parlare della EXE società che produce oltre 2milioni di deficit l’anno,  per non dare alcun servizio di nessun tipo, per mantenere 6 dipendenti, un direttore e un presidente super pagati, che hanno comprato nel 2011 pure una Mercedes aziendale di cui si serve il direttore, per andare dove, a che pro? Oppure il distretto industriale Ausa-Corno, che si è indebitato per milioni di euro per comprare terreni invendibili. Questi sono esempi tanto per capire dove vanno i soldi della montagna di tasse e accise che imprese e famiglie pagano. Noi italiani paghiamo molte più tasse di quanto avviene negli altri paesi EU come Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, ma  abbiamo molto meno, soprattutto a livello di servizi sociali, negli altri paesi con meno soldi si fa di più. C’è da aggiungere l’ammontare dell’evasione che farebbe lievitare ulteriormente  le entrate, eppure senza calcolare questa enorme quantità di denaro noi abbiamo più entrate degli altri paesi di pari livello. Che ci siano soldi lo dimostra  il dimezzamento degli interessi passivi che dal 1990 al 2011 sono passati dal 10,1% al 5,2%. Dobbiamo affrontare questo problema strutturale, i soldi finiscono per essere spesi male e per essere distribuiti con molta iniquità. E’ di questi giorni la polemica degli stipendi degli inefficienti dirigenti dello stato che percepiscono compensi tre volte superiori a quelli dei loro colleghi pari grado di Francia, Gran Bretagna e Germania, mentre il costo delle opere pubbliche è triplo in Italia.  Se guardiamo dove finiscono questi soldi vediamo che spendiamo  molto meno degli altri paesi per sanità, invalidità, famiglia, abitazioni, istruzione, ambiente, territorio, assistenza, asili nido, servizi per anziani e disabili, contrasto della povertà, segnalo che in tutti i 27 paesi dell’Unione esiste il reddito minimo garantito, tranne che in Italia, Ungheria e Grecia. Nascondendosi dietro il paravento della crisi e dell’evasione, che pure è un problema gravissimo,  negli ultimi anni in questi ambiti gli stanziamenti sono pure diminuiti. Queste politiche realizzate nel ventennio berlusconiano e leghista devono vedere un cambio deciso di rotta.</p>
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		<title>Compensi ed efficienza dei dirigenti della P.A.</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Mar 2014 19:46:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[dirigenti pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità interna e esterna dei diriganti P.A.]]></category>
		<category><![CDATA[nuovo sistema di reclutamento P.A.]]></category>
		<category><![CDATA[premiare la meritocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[ridurre il numero dei dirigenti pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[Il tema dei compensi della efficienza ed efficacia professionale dei dirigenti pubblici è discusso in questi giorni nel nostro paese. I costi della elefantiaca burocrazia italiana, la sua lentezza ferraginosa, il suo essere antagonista ai cittadini, anziché al servizio, sono condizioni non più sopportabili. E&#8217; necessario intraprendere soluzioni a partire dalla dirigenza, superpagata, numerosissima, senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il tema dei compensi della efficienza ed efficacia professionale dei dirigenti pubblici è discusso in questi giorni nel nostro paese. I costi della elefantiaca burocrazia italiana, la sua lentezza ferraginosa, il suo essere antagonista ai cittadini, anziché al servizio, sono condizioni non più sopportabili. E&#8217; necessario intraprendere soluzioni a partire dalla dirigenza, superpagata, numerosissima, senza valutazione del merito. Dai dati risulta che i dirigenti di prima fascia percepiscano stipendi medi che vanno dai 243.000 euro annui della Sanità, di cui 60.000 legati al risultato ai 200.000 di Politiche agricole e forestali, Ambiente, Giustizia e Interno, di cui 25.000 legati al risultato, ai 190.000 di Economia, di cui 15.000 legati al risultato, ai 181.000 di Sviluppo economico, Pcm, di cui 18.000 legati al risultato, ai 176.000 di Difesa, di cui 17.000 legati al risultato, Affari esteri, di cui 26.000 legati al risultato, per finire con i 160.000 euro di Lavoro, Istruzione e Attività culturali, di cui 12.000 legati al risultato. Il forum Idee per la crescita ha avanzato alcune proposte: valorizzazione dei dirigenti capaci e meritevoli, riduzione del 10% dei dirigenti, ricambio di almeno metà degli stessi, bilanciamento delle lauree di provenienza, ora prevale giurisprudenza, esperienza internazionale, mobilità interna nel settore pubblico ed esterna con il settore privato. Il compenso deve essere rapportato al risultato della struttura diretta. Va rivisto il reclutamento che potrebbe ispirarsi all&#8217;Ufficio di selezione del personale dell&#8217;Ue. Anche questa sfida deve essere affrontata a tutti i livelli, nazionale, regionale degli enti locali. Pensiamo solo alla nostra regione.</p>
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		<title>Le operaie della Safilo</title>
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		<pubDate>Sat, 15 Feb 2014 14:44:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità Safilo]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione femminile]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho partecipato oggi all’assemblea delle  operaie e degli operai della Safilo in cassa integrazione. Sono 500, quasi tutte donne, di tutte le età, donne consapevoli della situazione economica politica e sociale in cui versa il nostro paese. Mi hanno detto che pensano che ci sia un piano per far crollare tutto e poi in qualche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ho partecipato oggi all’assemblea delle  operaie e degli operai della Safilo in cassa integrazione. Sono 500, quasi tutte donne, di tutte le età, donne consapevoli della situazione economica politica e sociale in cui versa il nostro paese. Mi hanno detto che pensano che ci sia un piano per far crollare tutto e poi in qualche modo l’Italia ripartirà, non sappiamo come, hanno sospirato. Sono in cassa integrazione da quattro anni. Hanno percepito l’80% dello stipendio. Hanno cercato lavoro, ma quasi nessuna lo ha trovato. Circa 10 sono andate a lavorare in Cina, a insegnare là il lavoro dell’occhialeria. Un paio si sono iscritte all’Università e sono molto fiere di questa scelta, di essere riuscite a studiare e superare gli esami. Tutte hanno frequentato corsi di formazione del tutto inutili, sostengono, vuoi per i tipi di qualificazione proposti del tutto avulsi dalla possibilità di trovare lavoro, vuoi perché tra questi corsi e aziende dove si dovrebbe lavorare non c’è alcun rapporto. Gli unici corsi utili sono quelli per operatore sociosanitario. Dai loro racconti si evidenzia come né i Centri per l’impiego, né l’INPS siano enti che li sostengono e aiutano. Pare che gli impiegati soprattutto di quest’ultimo ente vivano nella loro realtà di garantiti nel lavoro e non sentano il dovere di facilitare questi lavoratori e lavoratrici in grande difficoltà. Prevale la burocrazia, l’Italia viene descritta come un paese dove ognuno vive a compartimenti stagni dove ognuno guarda al proprio orticello e non riesce a farsi un quadro complessivo della realtà.   Fino al 27 febbraio questi lavoratori e lavoratrici sono in servizio e quindi in cassa integrazione,  poi entreranno in mobilità, sono anche fortunati perché  per loro vige  la legge sulla mobilità anti Fornero che prevede periodi di 1, 2 e 3 anni in base alla età,  il compenso ammonta a 913 euro netti massimo al mese per il primo anno, ridotto del 15 per cento gli anni successivi, sono previsti contributi  figurativi. I sindacalisti hanno spiegato che nel passare dalla cassa integrazione alla mobilità resteranno per 2 mesi e mezzo almeno senza assegni, questi sono i tempi di erogazione dell’INPS. L’occupazione  femminile è diminuita del 40% dall’ inizio crisi, le donne sono tornate a fare le casalinghe e a occuparsi dei bambini, di cui si scambiano notizie alla fine dell’assemblea, molte vivono sole. C’è rassegnazione e tristezza in tutti gli occhi, non sono contente della situazione, era tutt’altra vita quando lavoravano, arrabattandosi tra impegni familiari e lavoro. Il futuro è fosco.</p>
<p style="text-align: justify;"> Martignacco, 12 febbraio 2014</p>
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		<title>Le maestranze Elettrolux bocciano il piano Unindustria</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 15:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Provincia di Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Elettrolux]]></category>
		<category><![CDATA[piano Unindustria]]></category>

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		<description><![CDATA[Giudizio interno alla Electrolux &#8220;Non va bene, il piano di Unindustria. Poca autocritica, indicazioni generiche su come fare, perché cosa fare lo sappiamo tutti, nessun accenno a risparmio energetico o energie alternative, nessun obbligo per le aziende assistite (ad esempio re-investire gli utili in percentuale minima) ecc. In compenso come ridurre gli stipendi è spiegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="id_52ed0d80857135b13198749" style="text-align: justify;">Giudizio interno alla Electrolux &#8220;Non va bene, il piano di Unindustria. Poca autocritica, indicazioni generiche su come fare, perché cosa fare lo sappiamo tutti, nessun accenno a risparmio energetico o energie alternative, nessun obbligo per le aziende assistite (ad esempio re-investire gli utili in percentuale minima) ecc. In compenso come ridurre gli stipendi è spiegato per filo e per segno. Ma &#8230;se uno dei problemi è la domanda &#8230;interna, che senso ha tagliare le paghe degli operai peggio pagati dell&#8217;Europa occidentale? Addirittura commoventi le decine di pagine su outplacement, obbligo di accettare altri lavori anche se pagati meno, ecc. Prima forse bisogna spiegate come e dove si trovano tutti sti lavori alternativi. Non a Pordenone, mi pare.<br />
E a proposito di giovani: non ce ne sono nel gruppo di lavoro capitanato da Agrusti: dove sono i giovani managers &#8220;allevati&#8221; da Campello, dove i giovani industriali di Cipolletta. Nessuno di questi signori è esente da colpe o responsabilità, proprio per il ruolo che hanno e hanno avuto. Impegnarsi in proprio con un fondo, un finanziamento, una borsa di studio sarebbe stato un segnale importante per dire siamo seri, crediamo a questo laboratorio a questo progetto. Invece chi paga è Cipputi, chi investe è la regione, chi finanzia è lo stato. Ma da un simile consesso di cervelli non si poteva pretendere altro. Non si poteva chiedere loro, ad esempio, di creare un pool di giovani per preparare la proposta per una &#8220;nuova&#8221; competitività industriale e farsi da parte. No, non si poteva. Un occasione perduta per immaginare soluzioni e futuro diversi. L&#8217;ennesima.&#8221;</div>
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