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	<title>Paola Schiratti &#187; In Provincia di Udine</title>
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	<description>I valori sono nella Costituzione</description>
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		<title>Telecamere e sicurezza</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Nov 2014 18:08:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chiedevo due anni fa da consigliera al Presidente della Provincia di Udine Fontanini  “Hanno senso i fondi spesi per le telecamere installate nei luoghi pubblici e davanti agli istituti scolastici?” Le telecamere, a quattro anni dall’installazione, ancora non funzionavano, perché mancavano collegamenti in fibra ottica veloci e coordinati via radio, non si leggevano i numeri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Chiedevo due anni fa da consigliera al Presidente della Provincia di Udine Fontanini  “Hanno senso i fondi spesi per le telecamere installate nei luoghi pubblici e davanti agli istituti scolastici?” Le telecamere, a quattro anni dall’installazione, ancora non funzionavano, perché mancavano collegamenti in fibra ottica veloci e coordinati via radio, non si leggevano i numeri di targhe delle auto, né si potevano riconoscere i volti delle persone riprese. C’era stata la fretta di installarle, per aderire alla campagna sulla sicurezza della Lega, del funzionamento se ne sarebbe parlato dopo. Oggi  sei anni dopo l’installazione e 1,7 milioni di euro spesi  le telecamere non sono state ancora collaudate.  Si sarebbero dovuti trasmettere i dati sui benefici apportati dagli impianti di videosorveglianza nel contrasto a tutte le forme di criminalità sia  di fronte alle scuole, sia davanti ad uffici, magazzini stradali e sottopassaggi. Ma non ci sono riscontri, fino ad oggi possiamo dire che questi investimenti sono stati inutili, si è trattato di uno spreco di fondi. Ho sempre sostenuto che davanti alle scuole le videocamere non servono per evitare episodi di violenza tra studenti  e spaccio di sostanze stupefacenti, certo bulli e spacciatori non si posizionano sotto le telecamere. Come antifurto le scuole sono dotate di sistemi di allarme e sono poco appetibili dai ladri in quanto a dotazioni di materiali.  In questi anni sono aumentati tantissimo invece i furti a danni di negozi, magazzini di ogni dimensione e genere merceologico, denunciati anche dalle associazioni di categoria.  Mentre alle forze dell’ordine mancano  benzina e dotazioni necessarie, le telecamere costate 1,7 milioni di euro sono inutilizzate. A suo tempo mi sono battuta perché i fondi stanziati per la videosorveglianza venissero impiegati  per garantire la manutenzione e la sicurezza degli edifici scolastici, molto spesso inadeguate, per dotare le scuole di strumenti didattici e tecnologici, i fondi sarebbero serviti alla qualità della didattica che vuol dire anche educazione al rispetto del bene pubblico. Il problema più vasto della sicurezza si affronta insieme ai tecnici delle forze dell’ordine, alla magistratura che sanno quali sono i soggetti e i luoghi a rischio e gli strumenti idonei per contrastare la criminalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Paola Schiratti</p>
<p style="text-align: justify;">Vicepresidente della Commissione regionale Pari Opportunità</p>
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		<title>La pratica delle esternalizzazioni in Provincia di Udine</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2014 12:32:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[esternalizzazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[La Giunta Strassoldo è stata condannata dalla Corte dei conti di Roma per aver assunto nel 2006 l’avvocato Zucchi in qualità di dirigente esterno dell’area ambiente. Insieme all’allora Presidente Strassoldo sono stati condannati anche gli allora assessori Marchetti, Macorig e Carlantoni. La giunta Strassoldo aveva scorporato una parte dei servizi dell’area ambiente per affidarli a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La Giunta Strassoldo è stata condannata dalla Corte dei conti di Roma per aver assunto nel 2006 l’avvocato Zucchi in qualità di dirigente esterno dell’area ambiente. Insieme all’allora Presidente Strassoldo sono stati condannati anche gli allora assessori Marchetti, Macorig e Carlantoni. La giunta Strassoldo aveva scorporato una parte dei servizi dell’area ambiente per affidarli a Zucchi, esterno alla pianta organica della provincia di Udine, anzichè affidarli a un dirigente interno. Segnalo come questa pratica delle esternalizzazioni fosse molto seguita anche dalla Giunta Fontanini . Tantissime volte, durante il mio mandato di consigliera provinciale dal 2008 al 2013, ho chiesto uno schema delle esternalizzazioni e dei contratti atipici di cui non si riusciva ad avere un quadro completo. Dall’inizio della gestione Fontanini ho costantemente segnalato la necessità di utilizzare personale interno, scelto tra i 520 dipendenti della Provincia,in ogni ambito e soprattutto nelle attività innovative che prevedono lo sviluppo di specifiche competenze. La Giunta Fontanini invece in molti di questi casi ha deciso di esternalizzare mansioni di alta professionalità. Ho costantemente sottolineato gli sprechi  di denaro pubblico e la negatività causati da questa scelta:  ad esempio i costi di gestione nel  2012 per le esternalizzazioni ammontavano 515.000 euro. Questo sistema inoltre impedisce lo sviluppo di professionalità interne, il patrimonio di conoscenze acquisite resta a vantaggio di altri, non si crea all’interno dell’ente una struttura autonoma in un certo settore. In un momento in cui cittadini, cittadine e imprese soffrono per la grave crisi economica è necessario che tutte le pubbliche amministrazioni funzionino con criteri innovativi rispetto al passato, si sburocratizzino, diventino più snelle e gli impiegati pubblici siano messi in condizione di profondere il loro impegno per fornire agli utenti nei tempi più rapidi possibili servizi efficienti, evitando importanti spese superflue come i doppioni di stipendi.</p>
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		<title>Terra dei patriarchi</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Apr 2014 17:46:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giunta Serracchiani taglia i fondi al progetto Terra dei patriarchi? Che cosa abbia prodotto questo progetto, della giunta Fontanini della Provincia di Udine, non si è visto, tanto che la stessa presidente di Feralberghi Paola Schneider chiede alla Regione di sospendere i cospicui finanziamenti, finora 900.000 euro, a un progetto che non ha riscontri [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La giunta Serracchiani taglia i fondi al progetto Terra dei patriarchi? Che cosa abbia prodotto questo progetto, della giunta Fontanini della Provincia di Udine, non si è visto, tanto che la stessa presidente di Feralberghi Paola Schneider chiede alla Regione di sospendere i cospicui finanziamenti, finora 900.000 euro, a un progetto che non ha riscontri utili. Si sono spesi soldi in gadget, promozione sui media, compensi ai collaboratori. Ricordo di aver denunciato da consigliera provinciale il noleggio di un camion per 32.000 euro per trasportare in giro in Friuli una statua lignea. Così fa turismo la Provincia di Udine? La scelta di tagliare fondi a progetti inutili è pienamente condivisibile!</p>
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		<title>Motivi di famiglia: intervento alla vernice della mostra</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Mar 2014 13:15:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Pari Opportunità]]></category>
		<category><![CDATA[convenzione di Istambul]]></category>
		<category><![CDATA[donna e famiglia]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/03/motivi1.jpg" width="200px" /><img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/03/motivi2.jpg" width="200px" />
<p style="text-align: justify;">Abbiamo davanti agli occhi i ritratti delle grandi famiglie patriarcali contadine friulane che si sono sciolte definitivamente nel secondo dopoguerra. Era necessario per sopravvivere condividere la vita nelle grandi case con fratelli, cognate, nipoti,  sotto il governo del patriarca e della reggitrice. Non è che si stesse bene, oltre alle difficoltà economiche, pesava doversi sottomettere e condividere ogni cosa. Alla intimità delle coppie di sposi  era concessa la camera matrimoniale, condivisa con i figli e le figlie più piccoli. Sarà l’emigrazione maschile definitiva e stagionale a partire dagli inizi del ‘900 (rispettivamente 926 e 45.000 emigranti nel 1902, 8.000 e 72.000 emigranti nel 1914) a intaccare la funzione della famiglia patriarcale, si formano le prime famiglie mononucleari gestite dalle donne che dimostrano grandi capacità complessive, sia sociali che economiche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/03/motivi1.jpg" width="200px" /><img src="http://www.paolaschiratti.it/wp-content/uploads/2014/03/motivi2.jpg" width="200px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo davanti agli occhi i ritratti delle grandi famiglie patriarcali contadine friulane che si sono sciolte definitivamente nel secondo dopoguerra. Era necessario per sopravvivere condividere la vita nelle grandi case con fratelli, cognate, nipoti,  sotto il governo del patriarca e della reggitrice. Non è che si stesse bene, oltre alle difficoltà economiche, pesava doversi sottomettere e condividere ogni cosa. Alla intimità delle coppie di sposi  era concessa la camera matrimoniale, condivisa con i figli e le figlie più piccoli. Sarà l’emigrazione maschile definitiva e stagionale a partire dagli inizi del ‘900 (rispettivamente 926 e 45.000 emigranti nel 1902, 8.000 e 72.000 emigranti nel 1914) a intaccare la funzione della famiglia patriarcale, si formano le prime famiglie mononucleari gestite dalle donne che dimostrano grandi capacità complessive, sia sociali che economiche. Con i mariti lontani per lunghi periodi dell’anno, le donne dimostrano di essere in grado di crescere i figli, curare gli anziani, comprare e vendere prodotti agricoli, animali, sementi, trovare  i braccianti a giornata, gestire le latterie sociali. Ancora durante la seconda guerra mondiale moltissime donne reggono da sole le famiglie, mentre gli uomini sono spediti nei vari fronti dove il governo fascista ha impegnato le sue truppe. Esse devono preoccuparsi di procurare il cibo, organizzare lo sfollamento con bambini e anziani, mentre il governo fascista non aveva previsto l’ammasso di alimenti per i civili, piani di evacuazione, mancavano i rifugi antiaerei e finanche le sirene di allarme. Nell’immediato dopoguerra  ancora le famiglie italiane  devono far fronte a difficoltà abitative, carenze alimentari, gli uomini traumatizzati o feriti dalla guerra e dalle lunghe prigionie devono reinserirsi nella vita civile, le vedove devono cavarsela da sole. Ma sono anche gli anni in cui partono il riscatto morale, culturale, sociale e la rinascita economica dell’Italia. Gli anni nei quali alle donne è concesso l’elettorato attivo e passivo. In un clima di entusiasmo e fiducia viene scritta la nostra Costituzione. Essa riconosce il ruolo fondamentale della famiglia, definita società naturale fondata sul matrimonio(art.29). E’  una famiglia gerarchicamente organizzata sulla potestà maritale, ad essa le donne devono dedicare  la loro essenziale funzione(art.37) . Ma la realtà economica e sociale è in tumultuosa trasformazione, il boom economico, a partire dagli anni ’60,  fa si che molte famiglie, che finalmente ottengono un reddito regolare, possano fare progetti per il futuro,  tra cui investire sull’istruzione dei figli e delle figlie, concedersi condizioni di vita più agiate, comperare i primi elettrodomestici. L’emigrazione interna comporta trasferimenti  dal Sud al Nord del paese, si mescolano e  confrontano culture, abitudini, linguaggi, stili di vita.  Saranno gli anni in cui si modifica la legislazione a favore della maternità, dei servizi ai minori, viene sancito il diritto all’istruzione fino a 14 anni con la scuola media unica del 1962, il paese guarda al suo futuro e investe sui giovani e le giovani, che frequenteranno di lì a qualche anno in massa le scuole superiori, mentre resta su valori più bassi l’iscrizione alle Università . Sono anche gli anni di grandi battaglie culturali e politiche che trasformano la struttura della famiglia e i rapporti al suo interno. Il potere maritale e paterno viene limitato, si introducono finalmente  i valori della parità dei coniugi, le pari dignità e responsabilità di entrambi nei rapporti familiari. Vengono introdotte la legge sul divorzio, che consente di sciogliere il matrimonio, le leggi sull’aborto, sulla libertà di informazione per la contraccezione,  contro la violenza sessuale,  per l’istituzione di consultori. Viene finalmente riscritto un nuovo diritto di famiglia che stabilisce pari diritti e doveri tra i coniugi e la  tutela del la personalità e del la volontà dei figli e delle figlie, anche nati fuori dal matrimonio. Nel 1983 viene promulgata la legge che consente ai padri di ottenere il congedo di paternità entro il primo anno di vita del bambino. Sarebbe il momento, perché ci sono le risorse, per avviare una seria politica di welfare, creare  strutture efficienti per garantire servizi sociali a sostegno della famiglia, dal momento che cresce l’occupazione femminile in maniera consistente.  Servirebbero asili nido, orari scolastici di 40 ore nelle scuole primarie, mense, strutture per l’accoglienza degli anziani, servizi per i disabili. I governi invece monetizzano parzialmente le famiglie  con assegni anche minimi per i figli e il coniuge a carico, per l’assistenza agli anziani non autosufficienti, con le pensioni di molto anticipate, fino al 2010,  per le donne a cui si riconosce l’onere del doppio o triplo lavoro. Oggi questa mancanza di servizi sociali pesa  tantissimo ,  è un dramma che l’Italia si trascina da allora. Da un lato si impedisce alle donne, impegnate nella  gestione della famiglia, di espletare le loro capacità e potenzialità e contribuire appieno alla crescita del paese. Dall’altro viene  sacrificato un settore economico qual è quello dei servizi che, come è stato dimostrato dal piano Borloo in Francia nel 2010, accresce l’occupazione femminile e il PIL, come avviene in tutti i paesi  che si dotano di una struttura efficiente di servizi sociali, che permette alle donne di lavorare, accrescere il reddito familiare e fare figli. Lo Stato italiano con i finanziamenti diretti, anziché offrire servizi per aiutarle , delega alle famiglie stesse i problemi.  In un’indagine Istat del 2003, ad esempio, risulta che il 60% dei bambini è affidato ai nonni, solo il 20% frequenta l’asilo nido. Le famiglie sono dunque la fonte primaria dell’assistenza prestata ai rispettivi congiunti, mentre le persone totalmente indigenti possono rivolgersi a servizi locali, disugualmente disponibili nei territori, perché la legislazione italiana non prevede il diritto all’assistenza. La quadratura di questo specifico cerchio in moltissimi casi è stato risolto riportando  in auge la forma premoderna del servizio domestico: le domestiche coabitanti.  Nel 2000 le badanti risultano essere più di 1 milione, se ne servono l’8,1% delle famiglie, si tratta per lo più di donne immigrate.  In queste condizioni assistiamo inoltre al drastico calo delle nascite, tra i più bassi del mondo (il fondo è stato toccato nel 1995 con 1,18 figli per coppia, poi il dato è leggermente risalito)  e il permanere a lungo dei figli e delle figlie nella stessa casa dei genitori. Spiga il demografo Dalla Zuanna  “I giovani esitano a rinunciare alla sicurezza della “gabbia dorata”  finendo per rimanere single,  questo prolungarsi della protezione rende i giovani avversi al rischio… La famiglia lunga offre molte comodità”, ma nel tempo ha tolto anche capacità di intraprendere e coraggio nel mettersi in gioco. Questa situazione tipica italiana, dipende dall’impossibilità a mantenersi fuori  casa durante gli studi, per l’assenza di ogni forma di sostegno,  dalla persistenza  di condizioni di  precarietà del lavoro, caratterizzato da una flessibilità spinta a cui non ha fatto da contraltare alcuna sicurezza, secondo il modello della flexsecurity, applicato nel Nord Europa. Dal 2008 in poi la crisi ha comportato ancora una diffusa disoccupazione giovanile a cui risponde solo la famiglia, spesso in crescente difficoltà in questi ultimi anni, perché anche i genitori patiscono difficoltà occupazionali e i redditi si dono molto ridotti, innescando un circolo vizioso al ribasso che alimenta la crisi. La Banca d’Italia, in un recente studio, ha evidenziato il danno economico creato dalla mancanza di servizi di qualità che permettano a tutti i cittadini e le cittadine soprattutto giovani di avere pari opportunità di accesso. Il familismo, causando situazioni di profonda diseguaglianza, impedisce di fatto a molti e molte giovani di valore di esprimere e realizzare le loro potenzialità e la piena realizzazione della stessa democrazia. Che fare? Serve una decisa presa di coscienza di questa realtà per invertire la rotta, investire sui figli e le figlie tramite la scuola di qualità, l’alta formazione universitaria, il sostegno nella ricerca dell’occupazione servendosi in maniera molto più efficace dei fondi europei e utilizzando meglio le risorse nazionali. E’ necessario creare le condizioni perché anche le donne di ogni condizione, possano conciliare il lavoro e la famiglia per realizzare anche nei livelli più alti delle professioni le loro capacità e contribuire alla rinascita del nostro paese. Un altro grave problema riguarda la violenza domestica che si consuma contro donne e minori. La convenzione di Istambul del 2011, trasformata nel giugno del 2013 in legge dello stato italiano, indica che il fenomeno è mondiale ed europeo. Ma il nostro paese, dove ogni anno vengono uccise dai partner o ex partner circa 120 donne, deve dotarsi degli strumenti necessari per prevenire, contrastare il fenomeno, proteggere le vittime e punire i violenti. Anche in questi drammatici casi la famiglia necessita di aiuto e supporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Paola Schiratti</p>
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		<title>Le maestranze Elettrolux bocciano il piano Unindustria</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jan 2014 15:08:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Provincia di Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Elettrolux]]></category>
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		<description><![CDATA[Giudizio interno alla Electrolux &#8220;Non va bene, il piano di Unindustria. Poca autocritica, indicazioni generiche su come fare, perché cosa fare lo sappiamo tutti, nessun accenno a risparmio energetico o energie alternative, nessun obbligo per le aziende assistite (ad esempio re-investire gli utili in percentuale minima) ecc. In compenso come ridurre gli stipendi è spiegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="id_52ed0d80857135b13198749" style="text-align: justify;">Giudizio interno alla Electrolux &#8220;Non va bene, il piano di Unindustria. Poca autocritica, indicazioni generiche su come fare, perché cosa fare lo sappiamo tutti, nessun accenno a risparmio energetico o energie alternative, nessun obbligo per le aziende assistite (ad esempio re-investire gli utili in percentuale minima) ecc. In compenso come ridurre gli stipendi è spiegato per filo e per segno. Ma &#8230;se uno dei problemi è la domanda &#8230;interna, che senso ha tagliare le paghe degli operai peggio pagati dell&#8217;Europa occidentale? Addirittura commoventi le decine di pagine su outplacement, obbligo di accettare altri lavori anche se pagati meno, ecc. Prima forse bisogna spiegate come e dove si trovano tutti sti lavori alternativi. Non a Pordenone, mi pare.<br />
E a proposito di giovani: non ce ne sono nel gruppo di lavoro capitanato da Agrusti: dove sono i giovani managers &#8220;allevati&#8221; da Campello, dove i giovani industriali di Cipolletta. Nessuno di questi signori è esente da colpe o responsabilità, proprio per il ruolo che hanno e hanno avuto. Impegnarsi in proprio con un fondo, un finanziamento, una borsa di studio sarebbe stato un segnale importante per dire siamo seri, crediamo a questo laboratorio a questo progetto. Invece chi paga è Cipputi, chi investe è la regione, chi finanzia è lo stato. Ma da un simile consesso di cervelli non si poteva pretendere altro. Non si poteva chiedere loro, ad esempio, di creare un pool di giovani per preparare la proposta per una &#8220;nuova&#8221; competitività industriale e farsi da parte. No, non si poteva. Un occasione perduta per immaginare soluzioni e futuro diversi. L&#8217;ennesima.&#8221;</div>
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		<title>Sì alla riforma delle province</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jan 2014 12:25:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Provincia di Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Regione Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[abolizione province]]></category>
		<category><![CDATA[province organi di secondo livello]]></category>
		<category><![CDATA[riforma enti locali]]></category>

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		<description><![CDATA[Protestano in molti per il progetto della giunta Serracchiani di riforma degli enti locali. Difendono le Province i quattro Presidenti provinciali del FVG, l’UPI, la minoranza slovena, dopo che anche SEL è contraria a trasformarle  in organi di secondo livello, è da sempre contraria la Lega, mentre Tondo e la sua parte risultano silenti.  Ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Protestano in molti per il progetto della giunta Serracchiani di riforma degli enti locali. Difendono le Province i quattro Presidenti provinciali del FVG, l’UPI, la minoranza slovena, dopo che anche SEL è contraria a trasformarle  in organi di secondo livello, è da sempre contraria la Lega, mentre Tondo e la sua parte risultano silenti.  Ma ciò che serve al paese, alla nostra regione è un deciso cambio di passo, una rapida riorganizzazione di tutti gli apparati e le burocrazie pubbliche. Le Province sono una concausa delle lentezze burocratiche che costano alle imprese e alle famiglie tempi non più accettabili per le pratiche necessarie per ottenere autorizzazioni, fondi, ecc. Ricordo una lite tra dirigenti regionali e della Provincia di Udine che causò un ritardo nel trasferimento di contributi stanziati a ditte e aziende per lavori di pubblica utilità. I tempi del mondo, a cui anche le nostre imprese devono adeguarsi, non sono certo quelli della lenta e tortuosa burocrazia del nostro Stato, delle regioni e degli enti locali. Pertanto eliminare un ente intermedio che allunga i tempi delle pratiche che passano anche da qui mi pare doveroso. I costi delle Province riguardano il personale, ma anche strutture che ripetono strutture regionali, come i servizi per la manutenzione delle strade, al turismo, la gestione del risparmio energetico. Costano milioni di euro inoltre tutte le società partecipate delle Province, alcune senza alcuna attività, come la EXE. Per tutto questo, per guardare al futuro e non solo al presente o al proprio interesse, le Province vanno ridotte e ridimensionate in attesa della definitiva abolizione. Dopo una riforma degli enti locali di circa 15 anni fa, ieri il Presidente francese Hollande ha annunciato la sburocratizzazione e l’ammodernamento degli apparati, la chiusura e l’accorpamento di regioni e province, il taglio della tassazione sul lavoro per 30 miliardi di euro, che  non ricadranno sulle famiglie, ma sulla spesa pubblica. L’Italia è ultima ferma al palo, unico paese a questo punto a non aver modernizzato i suoi apparati costosissimi, tortuosi ed inefficienti.</p>
<p style="text-align: justify;">Paola Schiratti</p>
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		<title>E&#8217; inopportuno che la Gelmini parli di scuola a Buja</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Jan 2014 16:17:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Provincia di Udine]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola in Friuli Venezia Giulia]]></category>
		<category><![CDATA[gelmini a buja]]></category>
		<category><![CDATA[legge regionale scuola fvg]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[A Buja la ex ministra dell&#8217; Istruzione Gelmini parla della scuola paritaria privata, è presente il gotha del centrodestra regionale. Non è stato invitato alcun esponente del centrosinistra, si tratta quindi di un evento senza confronto tutto interno ad una parte politica, presentato però dal sindaco di Buja come evento del Comune e quindi di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">A Buja la ex ministra dell&#8217; Istruzione Gelmini parla della scuola paritaria privata, è presente il gotha del centrodestra regionale. Non è stato invitato alcun esponente del centrosinistra, si tratta quindi di un evento senza confronto tutto interno ad una parte politica, presentato però dal sindaco di Buja come evento del Comune e quindi di tutti i cittadini. Hanno preso le distanze giustamente i consiglieri comunali di Buja vive, lista di minoranza. Ma soprattutto oggi cittadini e cittadine protestano davanti al comune con cartelli in cui chiedono di rendere conto sullo stato della scuola pubblica, danneggiata pesantemente dai tagli operati in maniera indiscriminata dalla Gelmini. Tagli alle elementari al già ridotto tempo scuola, tagli alle lingue straniere,  alle ore di sostegno, ai laboratori, alle materie scientifiche. E’ stato un massacro che ha danneggiato la qualità del sistema di istruzione e formazione che in FVG ha retto finora il confronto con le scuole migliori dei 45 paesi dell’area OCSE  piazzandosi ai primi posti delle verifiche PISA. I danni  sono stati percepiti da dirigenti, docenti, studenti e studentesse, genitori. Oggi quindi il problema è sostenere e rifinanziare la scuola pubblica statale, reintroducendo tempo scuola alle elementari e medie, l’insegnamento di lingue come il tedesco, lo spagnolo, le lingue slave,  il francese eliminate completamente dai percorsi scolastici, garantendo le ore di sostegno necessarie, le ore di laboratorio e delle materie scientifiche. Di questo prioritariamente si devono occupare i ministri, tenuto conto che nella nostra regione i ragazzi frequentano in assoluta maggioranza le scuole statali, della gloriosa tradizione o di recente istituzione esse siano. Per questo ho coordinato un gruppo di lavoro che ha presentato una proposta di legge a sostegno della qualità della istruzione e della formazione del FVG. Proprio perché la regione intervenga a sanare i guasti causati dalla ministra Gelmini.</p>
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		<title>I tagli al Palio sono tagli alla scuola. Pessima scelta</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jan 2014 14:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>paolaschiratti</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Provincia di Udine]]></category>
		<category><![CDATA[palio studentesco]]></category>
		<category><![CDATA[tagli alla cultura]]></category>
		<category><![CDATA[teatroclubudine]]></category>

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		<description><![CDATA[Taglio totale dei fondi al Palio Teatrale Studentesco da 45.000 euro dello scorso anno a 0 della prossima finanziaria regionale. Pessima scelta. Il Palio ha 42 anni portati benissimo. Da insegnante ho ricordi bellissimi di questa esperienza vissuta con i miei studenti e studentesse, ne sono nati spettacoli entusiasmanti al Manzini, allo Zanon. Era necessario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Taglio totale dei fondi al Palio Teatrale Studentesco da 45.000 euro dello scorso anno a 0 della prossima finanziaria regionale. Pessima scelta. Il Palio ha 42 anni portati benissimo. Da insegnante ho ricordi bellissimi di questa esperienza vissuta con i miei studenti e studentesse, ne sono nati spettacoli entusiasmanti al Manzini, allo Zanon. Era necessario impegno, i testi erano letti, interiorizzati e interpretati a livelli altissimi e infine arrivava la gran serata, la sfida finale con le altre scuole: Shakespeare, Malinck, Commedia dell&#8217;Arte, Goldoni, Eschilo, Brecht&#8230; Sono nate passioni per il teatro, per la letteratura, per l&#8217;arte. Si sono scoperti talenti di attori e tecnici, capacità organizzative. Per i ragazzi sono momenti di crescita, di confronto. E&#8217; un&#8217;esperienza offerta dalle scuole superiori e dalla regione che contrasta l&#8217;abbandono scolastico e trasmette messaggi positivi. Tagliare oggi sulla scuola? Non è possibile. Scriviamo tutti e tutte a palio@teatroclubudine.it per difendere il Palio Teatrale Studentesco del FVG. Chiediamo alla Regione di ripristinare immediatamente il finanziamento di 45.000 euro, stanziato lo scorso anno Il tempo stringe perché le scuole hanno già avviato l&#8217;attività di formazione per i e le partecipanti.</p>
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